Corso base di tecnica di vendita, che presenta le regole fondamentali per guidare il colloquio di vendita e favorire la conclusione positiva, durante approccio, intervista, dimostrazione, obiezioni, conclusione. Questi contenuti, con lievi varianti, sono stati erogati ai venditori di tutte le migliori aziende del mondo.
Un gioco didattico, costituito da una serie di indovinelli, aiuta a capire le arti figurative e a sviluppare il gusto artistico, in maniera simpatica e divertente.
In Italia c'è una gran quantità di piccole e piccolissime aziende e sono loro che mandano avanti l'economia nel Paese. Se ne sono accorti per primi coloro che ne fanno parte, poi il grande pubblico, seguito (a distanza) dai giornalisti e dai cosiddetti "esperti", poi l'han capito quelli del Cottolengo ed infine i sassi. Fra un po' lo capiranno anche i politici.
Ma ho scoperto che c'è anche una gran quantità di piccole e piccolissime aziende che mandano avanti l'Etica nel Paese. Ieri ne ho vista una. Un piccolo circo senza tendone, vi lavorano in due, marito e moglie incinta per un'ora e mezza a condurre uno spettacolino di clown e piccole abilità assolutamente dignitoso, la (bellissima e compunta in abito di scena) figlia di circa 11 anni a dare una mano sul palco e un'occhiata al fratellino di un anno che sta in una carrozzina a fianco del piccolo palco. Ingresso 5 Euro, circa 15 spettatori. Raramente ho visto qualcosa di più professionale: massima attenzione a tutti i dettagli; a metà spettacolo si guasta il 50% delle risorse tecnologiche (due microfoni in tutto), senza la minima pausa proseguono col microfono rimasto, scambiandoselo con l'abilità di giocatori di rugby impegnati in una brillante azione alla mano.
Il "titolare", uno di 9 fratelli che fanno lo stesso mestiere, mi spiega la sua giornata. Lavorano nei piccolissimi paesi (non si esprime così, ma la sostanza è che quelli più grandi li trattano come appestati). Alle sette bisogna andare nel paese dove si lavorerà fra quattro giorni, a posizionare i cartelli pubblicitari. Alle 10 nel paese dove si lavorerà fra una settimana, per i permessi comunali. Poi si torna nel paese dove si è lavorato la sera precedente, per smontare le attrezzature: un palco con fondale, un amplificatore audio e qualche piccolo riflettore, la macchinetta dello zucchero filato per arrotondare nell'intervallo, una troppo ottimistica mezza camionata di sedie. Si raccolgono i cartelli pubblicitari (bisogna ricordarsi dove li si avevano messi), poi ci si trasferisce nel paese successivo e si monta di nuovo tutto. Alle 21 c'è lo spettacolo, bisogna essere in forma. Non sono riuscito a capire dove vanno a dormire, ma mi sento di escludere l'Hilton.
Una bella lezione per tutti, non solo per quei "nomadi" che, appena arrivati, pretendono una casa popolare in mattoni poco semoventesi e a quei mascalzoni di politici e cardinali che tengono loro bordone.
Penso di trovare il "titolare" affranto, per il poco pubblico. Invece è contento: "Un pubblico scarso ma di soddisfazione, c'erano otto bambini e quando ci sono i bambini fanno spettacolo anche loro" mi dice.
Rinunciare a una casa, lavorare duro 16 ore in tre per 75 Euro di fatturato e otto bambini contenti. Se il premio Nobel per la Pace fosse una cosa seria, e non la buffonata che è, si saprebbe bene a chi darlo.
Buone ferie a tutti.
Luciano Biondo
------------------ Copyright 2011 Luciano Biondo, Milano. Riproducibile a patto di indicare la fonte. ------------------
Incontro un amico e, dopo un po', il discorso cade sugli imminenti referendum. "Il referendum su nucleare..." dice lui.
Sbagliato: non c'è nessun referendum sul nucleare. Quello che conta non è il titolo, ma il quesito referendario, dove sono precisate le norme da (eventualmente) abrogare. Tale quesito chiede se dobbiamo o no abolire un paio di commi, che obbligano a riflessioni accurate e a redigere un piano energetico prima di decidere l'eventuale costruzione di una centrale nucleare. Se vincono i sì, i commi vengono aboliti e decidere la costruzione di una centrale diviene più facile, perché non occorre fare nulla prima della decisione. Ciò chiarito, che ognuno voti secondo propria preferenza: tutte le scelte sono rispettabili, a patto di sapere fra che cosa si sta scegliendo.
"Ma la privatizzazione dell'acqua..." cerca di cambiare discorso il mio amico. Sbagliato ancora. Non c'è nessuna privatizzazione: qualunque sia l'esito del referendum, sorgenti e acquedotti sono e resteranno pubblici. Il problema è se possano essere dati in concessione (cosa che già avviene per le acque minerali) a privati che intendono migliorarli, per guadagnarci, o se tutto deve restare allo Stato, che non ha soldi per migliorarli. Nel secondo caso, le tariffe resteranno più basse e non poche zone d'Italia continueranno a restare senza acqua corrente. Ognuno scelga quello che vuole, ma sia chiaro che le privatizzazioni, che significano un passaggio di proprietà, non c'entrano nulla. (Per evitare speculazioni politiche: non hanno trovato i soldi per tappare i buchi degli acquedotti né i partiti di centro, né poi le sinistre, né oggi le destre, né le autonomie locali di qualunque colore).
Ma allora, perché, a leggere i giornali sembrerebbe che si debba decidere tutt'altro? Piaccia o no, quello cui assistiamo è anch'esso marketing: divulgare notizie spudoratamente false per vendere cose che, altrimenti, si venderebbero con difficoltà (un esempio a caso: il proprietario del quotidiano La Repubblica ha cospicui inerissi nella fornitura di pale eoliche, costruzioni terrificanti che producono elettricità per un valore centinaia di volte inferiore alle ricchezze turistiche che distruggono, senza contare gli effetti deleteri sugli animali di ogni tipo). Ma è questo il marketing per cui e con cui tutti noi, operatori commerciali, imprenditori, professionisti, lavoriamo tutto il giorno?
Auspico che qualcun altro inizi a ribellarsi a questo modo di interpretare il marketing, che indirettamente sputtana il nostro lavoro di operatori commerciali e la nostra serietà professionale. Auspico che marketing e vendita, compresa la vendita delle idee, tornino ad essere una cosa seria ovunque, e non solo in ambiti ristretti. Auspico che chi fonda il proprio successo sulla menzogna sia riconosciuto ed emarginato. Anche l'avvento di un referendum può essere un'occasione per rendere pubblica la propria posizione su questa problematica, decidendo di votare o di rifiutarsi di votare dei referendum dove il quesito referendario è volutamente incomprensibile, allo scopo di lasciare il più ampio e pernicioso spazio a frottole gigantesche; decidendo se i venditori che raccontano falsità a raffica devono esse sostenuti oppure no.
------------------ Inviato agli iscritti dell'Università della Vendita www.unipocle.org Copyright 2011 Luciano Biondo, Milano. Riproducibile a patto di indicare la fonte. ------------------
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